Wellington: positiva la dichiarazione contro le cluster
Dopo una settimana di intense discussioni diplomatiche e di pressioni politiche da parte di numerosi Paesi occidentali, le ragioni delle vittime delle munizioni cluster e degli Stati sostenitori della loro messa al bando sono comunque prevalsi e la “Dichiarazione di Wellington”, sottoscritta da 81 Paesi tra cui l’Italia, "costituisce una bozza soddisfacente del testo del Trattato che dovrà essere negoziato e concordato a Dublino nel maggio 2008 per la messa al bando delle munizioni cluster, l’assistenza alle vittime e la bonifica dei territori contaminati" - riporta la Campagna Italiana contro le mine.
La Conferenza di Wellington che si è conclusa oggi ha visto la partecipazione di più di 500 delegati, compresi i rappresentanti di 122 governi, esponenti della società civile e vittime delle munizioni cluster provenienti da 38 Paesi. La Conferenza ha visto un ampio accordo sulle parti del testo relative all’assistenza alle vittime, alla bonifica dei territori contaminati ed alla distruzione degli arsenali. Le proposte avanzate da alcuni Stati, tese ad annacquare il testo del trattato e ad inserirvi delle eccezioni per determinati tipi di munizioni cluster sono state per il momento respinte, ma verranno ripresentate nel corso dei negoziati a Dublino.
All'iniziativa non hanno partecipato alcuni tra i maggiori produttori, come Stati Uniti, Russia, Israele, Cina e Pakistan. Numerosi esperti intervenuti al convegno, durato cinque giorni, hanno rivolto pesanti critiche a un altro gruppo di paesi, tra cui Australia, Inghilterra, Canada, Francia, Germania e Giappone, impegnati a indebolire il trattato finale su pressioni di Washington.
“La rappresentanza italiana a Wellington, purtroppo, ha mantenuto un profilo non soddisfacente rispetto alla mobilitazione e all’interesse che questo tema suscita nella società civile” - sottolinea Giuseppe Schiavello, Direttore della Campagna Italiana contro le Mine, aggiungendo che la petizione per la messa al bando a livello nazionale delle munizioni cluster è stata firmata da oltre 60.000 persone in un anno. L’intervento della delegazione italiana a Wellington riflette infatti un’ interpretazione ingannevole dell’ intesa sottoscritta dal nostro Governo all’atto di aderire al Processo di Oslo per la messa al bando delle munizioni cluster. Secondo questa interpretazione, il fatto che la proibizione contenuta nella Dichiarazione di Oslo avrebbe riguardato le munizioni a grappolo che causano sofferenze inaccettabili, lascerebbe aperta la prospettiva del possesso di alcune munizioni non problematiche sul piano umanitario.
“Dall’Afghanistan all’Iraq, dal Laos al Libano, l’esperienza sul campo dimostra che – ad eccezione di quelle non esplodenti, come quelle usate per la segnalazione – non esistono bombe cluster, siano sofisticate o “intelligenti”, che non abbiano conseguenze umanitarie” - afferma Schiavello. “Sostenere il contrario senza poterlo provare oggettivamente ne fa un argomento pretestuoso. Essendo ampiamente verificata la completa inaffidabilità delle munizioni cluster a danno delle popolazioni civili, il concetto di sofferenza accettabile o "non problematica" sul piano umanitario è semplicemente macabro, poiché si misura in persone mutilate ed uccise” - aggiunge il direttore della Campagna.
“Ci auguriamo che i candidati alle imminenti elezioni non rimangano insensibili a questa istanza che nasce dalla cittadinanza, e che il vuoto creato dalla caduta del Governo possa comunque trasformarsi in un dialogo propositivo sul tema del disarmo in generale, e della messa al bando delle bombe cluster in particolare” - continua Schiavello, ricordando che “già nelle due precedenti legislature erano state avanzate proposte di legge nazionale per la messa al bando di queste armi, l’ultima arenatesi in Commissione Bilancio in attesa di un parere dal luglio 2007”. La Campagna Italiana contro le Mine auspica inoltre che il nuovo Governo, che affronterà i negoziati di Dublino, sostenga difendendone senza mezze misure gli aspetti legati alla dimensione umanitaria. Le cluster bomb sono in assoluto le armi più pericolose per le popolazioni e, in questo senso, hanno preso il posto delle mine anti-uomo, ufficialmente bandite grazie al Trattato di Ottawa del 1997.