NELLA VENDITA DI ARMI RUSSIA E GERMANIA RINCORRONO GLI USA
La Russia diventa il nuovo protagonista delle esportazioni di armi. Putin giura che non vuole una nuova Guerra Fredda e nel frattempo bada a far soldi e politica strategica vendendo armi nel 2007, secondo dati del Cremlino, per ben 7 miliardi di dollari. Nel frattempo, secondo la Nezavisimaya Gazeta, l'export verso la Cina è risultato in forte calo perché non c'è un'univoca politica su quale livello di tecnologie cedere a Pechino e se vendere solo materiali oppure anche licenze di produzione in loco. Oboroneksport, l'agenzia di esportazione della difesa russa, non commenta. Ma se si ragiona sui cicli lunghi dei programmi di approvvigionamento, dalla data cruciale del 1991 (crollo dell'Urss) fino al 2006, la situazione dei primi 10 esportatori, secondo i dati Sipri, mostra una stabilità sorprendente. Mosca, in questi 15 anni, è il "numero due" a livello mondiale, arrivando ormai a sfiorare i dati del numero uno, cioè Washington. Infatti, dopo una partenza da zero nel 1991 (un anno dopo il rapporto di esportazioni in valore costante era di 5,4:1 per gli Usa), ha compiuto una rimonta formidabile che l'ha portata nel 2006 a 6,6 miliardi di dollari, contro i 7,9 del competitore leader. La svolta risale al 2000, quando la fase espansiva dell'economia mondiale finì, i tagli dei "dividendi della pace" nel mondo presero a farsi sentire e gli Usa esportarono per 7.505 milioni di armi. Sempre in quell'anno la Russia raggiunse un ordine di grandezza cospicuo con 4.138 milioni di dollari.
Al terzo posto ci si aspetterebbe di vedere la Cina, esportatore considerato spregiudicato per prezzi e approccio diplomatico. Spunta invece la prudentissima Germania che, senza far troppo rumore, è riuscita nella media a far meglio della Francia: 27,4 miliardi di dollari contro 25,3 nel periodo 1991- 2006. Forse con il nuovo presidente Nicolas Sarkozy le cifre di Parigi potrebbero migliorare, ma certo non avverrà una rupture rispetto alla consolidata linea dell'Eliseo.
Anche la Gran Bretagna si colloca dignitosamente nella graduatoria mondiale (5° posto), ma 2002, 2003 e 2005 sono stati anni piuttosto magri (inferiori al miliardo di dollari). Pechino si piazza solo dopo Londra, guadagnando sì posizioni, ma con un netto distacco. Infatti la Cina smette di ottenere risultati intorno al miliardo di dollari annuo dal 1996 (780 milioni di dollari) e da allora naviga al di sotto di quella cifra; per questo il suo totale quindicennale è di 9,9 miliardi di dollari, contro i 20 di Londra. Le cause? Molto probabilmente il cambio di modello politico ed economico,con la fine dell'export a sfondo strategico della Guerra Fredda, le difficoltà connesse con l'adozione di un'economia di mercato e la voglia di adottare un profilo basso e che non sfida il ruolo militare degli Usa. A metà classifica si può fare una riflessione sul totale globale delle esportazioni secondo i parametri del Sipri. Dai 27,6 miliardi di dollari guadagnati in esportazioni nel 1991 si arriva a una secca flessione nel 2002 con 16,8. Va detto che è l'annata peggiore, ma che nel complesso la curva delle esportazioni mondiali è piuttosto stabile. Vale qui la pena di ricordare il ruolo sommerso degli altri espor-tatori, quelli fuori dalla "top ten" ma il cui ruolo aggregato è tutt'altro che trascurabile. In 15 anni sono loro globalmente i veri " numeri 3", con 34 miliardi di dollari contro 162,5 degli Usa e 64,2 della Russia, staccando di netto la Germania e i suoi 27,4 miliardi.
Dopo la Cina, l'aspettativa sarebbe di un piazzamento di Paesi europei dinamici e piuttosto grandi; invece c'è l'Olanda, che per di più è addirittura priva di un integratore di sistema aeronautico. Fa riflettere che l'Ajarealizzi 7,8 miliardi di esportazioni in 15 anni, contro i 9,9 del gigante cinese: c'è differenza di mercati, tecnologie, entrature nei mercati ricchi, tecniche di marketing, profilo politico ben sfruttato.
All'8°posto figura l'Italia, con un totale nel periodo di 6,9 miliardi. Certo, occorre ricordare che eravamo al 6° posto negli anni ‘80, ma è altrettanto vero che eravamo anche scesi al 12° e che le spese pazze della Guerra Fredda sono un ricordo anche per i governi più "falchi". Il fatto più rilevante è il netto miglioramento della curva a partire dal 2005 per una serie di complesse interazioni tra politica, management, clima politico internazionale e clima all'interno della Nato.
Focus Russia
Il 2007 è stato davvero un anno record per l'export di armi russe nel mondo: 7 miliardi di dollari ufficialmente dichiarati il 12 febbraio da Oboronexport, l'Agenzia monopolista di Stato per l'export del settore.Nel 2007 Oboronexport ne ha infatti vendute per 6,2 miliardi di dollari, cioè l'88,6% del totale, con il resto fornito direttamente da un ristretto numero di produttori indipendenti, tra cui MiG, che però d'ora in poi dovranno comunque passare attraverso l'Agenzia.
Gli stessi esperti russi, data la scarsa trasparenza di talune transazioni, ritengono che l'export militare effettivo russo raggiunga i 7,5-8 miliardi di dollari, con un ulteriore portafolio di ordini già annunciato di ben 24 miliardi. Peraltro,occorre tener conto della decisa svalutazione del dollaro sul rublo soprattutto nel 2007: il miliardo di dollari in più rispetto al 2006 si ridurrebbe quindi a un aumento reale del 5% circa.
Anche l'anno scorso il principale acquirente di armi russe è stata l'India (con la Cina in calo), ma altri nuovi Paesi sono emersi. Per esempio, dei 49 cacciabombardieri Su-30MK forniti dalle società Sukhoj e Irkut, record assoluto in tutti questi anni (al massimo erano stati 35-38 nel 2002-2004), 24 sono andati allIndia, 12 al Venezuela, 10 alla Malaysia e tre all'Algeria.La Cina, oltre a firmare un nuovo contratto da 320 milioni di dollari per motori russi AL- 31FN destinati ai suoi nuovi caccia F-10, ha poi ricevuto 12 elicotteri da trasporto Mi- 171,mentre il Venezuela ha comprato almeno due Mi-35M d'attacco e altri due da trasporto Mi-BT2.L'India si è comunque confermata il maggior cliente in assoluto, con un primo contratto nell'aprile 2007 per 18 caccia Su-30MKI, in sostituzione dei vecchi Su-30K in servizio dalla fine degli anni 90, ma il colpo grosso è avvenuto in ottobre con la firma di un nuovo contratto da 1,6 miliardi di dollari per fornire ben 40 caccia Su 30MKI , da montare negli stabilimenti della Hal, la Hindustan Aeronautics.
È intanto iniziata la preparazione per produrre su licenza in India 120 motori RD-33 (con un nuovo contratto da 300 milioni di dollari) per ammodernare il parco di MiG-29 esistente. Aggiungendo l'ordine di 335 milioni di dollari firmato con la visita del presidente Putin in Indonesia per 3 caccia Su-30MKI e altri 3 Su-30MK2, si arriva al record di nuovi ordini per 64 caccia Su-30MK durante il solo 2007. L'estate scorsa è poi trapelata notizia di un contratto per 5 modernissimi caccia-intercettori MiG-31E, mai ceduti finora a un Paese estero, indicato nella Siria. La notizia, smentita dalle fonti ufficiali a Mosca, è stata confermata da ambienti industrali russi, pur indicando solo genericamente " un Paese del Medio Oriente". Se il 61% in valore delle armi russe è stato coperto dalla vendita di aerei ed elicotteri, un sorprendente 21% è toccato nel 2007 ai sistemi d'arma terrestri. E qui di nuovo 1,5 miliardi di dollari andranno in India, che ha acquistato 347 carri armati pesanti T-90C e 14 sistemi lanciarazzi "Smerch". Significativo anche l'accordo firmato con la Grecia, che dovrebbe concretizzarsi entro l'estate 2008, per l'acquisto di 415 veicoli blindati per fanteria BMP-3, (valore 1,2 miliardi di dollari ). Almeno il 10% dell'export russo 2007 è stato invece di moderni sistemi missilistici antiaerei, come l'S-300 PMU2 "Favorit", fornito alla Cina. Lo stesso è richiesto da Teheran, ma Mosca non conferma, indicando invece che non intenderebbe venderle armi troppo sofisticate, viste anche le possibili dure reazioni americane. Infine, l'8% dell'export militare di Mosca è costituito da sistemi navali, tra cui due pattugliatori missilistici "Molnja" e la licenza di costruirne altri 10 in cantieri del Vietnam.